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  • Juvemania: un mandolino per Garcia. E Allegri passi il turno, non importa come

    Juvemania: un mandolino per Garcia. E Allegri passi il turno, non importa come

    Senza giri di parole: contro l'Atletico Madrid l'unica cosa a contare è il passaggio del turno. Non importa come, non importa con quale risultato. Quindi personalmente me ne frego se sarà un pareggio, o se sarà vittoria. La storia del girone da vincere per trovare una avversaria abbordabile mi fa un baffo. Vinci il girone e poi magari la Dea ti infila nell'urna uno tra Messi e Ibra. Gli ottavi di Championss equivalgono a prestigio, ranking, denaro. Quello conta: arrivare agli ottavi. E poco mi importa chi giocherà: Llorente? Morata? Chi giocherà là davanti dovrà buttarla dentro. Chi giocherà dietro dovrà impedirlo agli avversari. Che sono i vice campioni d'Europa: una squadra tignosa, con ottime individualità. Soprattutto sono una squadra. Allenata da uno che assomiglia a Conte. Un gruppo dove l'individualismo è abolito. Dove contano l'abnegazione e la mutua assistenza. E dove c'è un croato brutto e sgraziato, quanto solido e implacabile sotto rete. Uno che poteva vestire bianconero. Lui è il pericolo numero uno. Lui l'uomo che Chiellini e Bonucci dovranno sigillare. Il resto sono parole. Quindi che la Dea ispiri Allegri e che lo Stadium si scateni. In fondo abbiamo uno che di imboscate e agguati se ne intende. Uno che ha anche la faccia di un guerriero apache: Carlitos . 

    UN MANDOLINO PER GARCIA - Sto pensando di regalare un mandolino a Rudy Garcia. Meglio un mandolino che un violino. Dopo Roma-Sassuolo nessuna sentenza da Francesco Totti: muto. Magari parlerà Roma 10: er tassinaro. E quel, solitamente linguacciuto, portiere? Muto anche lui. E quell'avvocato sbraitante? Silente. Niente interrogazioni parlamentari: nada de nada. E le radio locali? Schiumanti delusione . “Aiutoni” avrebbero dovuto scrivere a nove colonne. Invece si è inneggiato al “miracolo” e al “core “. Cose che comprendo: non sarò io a tirare la prima pietra. Però non voglio neppure che alla prossima occasione altri mi tirino la seconda e dopo la seconda la terza. Dopo - come spiegava il poeta Jannacci - “se sa no”. Scommettiamo che Rom-Sassuolo finirà in cavalleria ? Mentre “quel“ Juventus – Roma diventerà un tormentone (benché smascherato ) simile al “gò de Turone “? Non voglia la Dea che il campionato se lo aggiudichi ancora Madama, magari per un punto. Perché il grido di dolore, in quel caso (Sinedrio permettendo: esprimere un candidato mica è facile) arriverebbe al Colle. 

    QUEGLI INSULTI INSOPPORTABILI - Roba già vissuta. Ma tutto sommato sopportabile. Da chi vince e da chi perde. Altro, risulta insopportabile. Per esempio il periplo che ogni anno la civile Firenze costringe a fare al torpedone della Juventus per arrivare allo stadio bersagliato dall'indignazione (eufemismo) popolare. Per esempio quei cori infami che ogni anno si levano al Franchi contro i morti dell' Heysel. Cori speculari a quelli altrettanto infami che allo Stadium si sono ( non quest'anno per fortuna ) in passato levati contro i morti di Superga. Mi chiedo fino a che punto la giustizia ordinaria sia disposta a tollerare scempi del genere. Ogni tifoseria ha la sua “rogna“ . E in un Paese dove la legalità ogni giorno subisce mortali colpi, questo può sembrare un problema periferico. Non lo è. Credo ci voglia poco a capirlo . 

    CARO MAROTTA, QUERELI LOTITO - Ho tirato in ballo la giustizia ordinaria perché quella sportiva in Italia non è una cosa  seria. Una giustizia che condanna una atleta per “omessa denuncia” a una pena superiore a quella di un reo confesso per doping è una giustizia surreale. Una giustizia (calcistica) che si “accorge“ ( nel dicembre del 2014 ) di un reato (reato?) commesso (Garcia col telefonino contro il Livorno) nell'agosto del 2013 è una giustizia inadeguata. Ometto ogni  riflessione sugli ultimi rivoli di Calciopoli: la Cassazione si esprimerà (si spera) e finalmente quella opaca, devastante vicenda si chiuderà. Ma sulla decisione della Federazione di non consentire a Giuseppe Marotta di querelare Claudio Lotito, per un insulto triviale (mai arrivato lo straccio di una scusa) come si  fa a lasciar perdere? Da quando una ammenda monetaria cancella una offesa privata? Una offesa alla persona, non alla sua attività sportiva. Ma che razza di gente opera nei tribunali sportivi? E da quando un tribunale sportivo ha il diritto di negare ad un cittadino di difendersi in sede civile o penale? La decisione della Federazione adversus Marotta è una decisione pilatesca (Abete style) e sospetta. Non ho titolo per dare consigli a Giuseppe Marotta. Ma al suo posto querelerei Lotito in barba alla clausola compromissoria. Aprirei un “caso“. Su una norma che rappresenta un fondamento della giustizia sportiva . Ma che ormai risulta inadeguata al limite (in alcuni casi) del truffaldino. Evito di aprire il vaso di Pandora. Qui non si tratta di Juventus o Marotta. Ogni persona di buon senso lo sa. 

    ANCORA SULLA TECNOLOGIA IN CAMPO - Mi spiace che la domanda della scorsa settimana non abbia  trovato risposte . La ripropongo. La reputo opportuna anche alla luce degli episodi accaduti a Firenze e a Roma. Sareste favorevoli alla tecnologia in campo? Magari limitatamente ai sensori di porta come accade in Inghilterra? Spero, questa settimana, di scaldarvi il cuore .

    RISPOSTE AI LETTORI - Devo due risposte ai lettori. La prima:  ho espresso il mio parere su Evra. Mi pare incontestabile che il rendimento di questo - già splendido giocatore - non sia risultato - finora - pari alle attese . Andate a guardare i suoi pagellini, dall'inizio della stagione, espressi dai principali quotidiani italiani. Tra l'altro le ultime dall'Inghilterra parlano di un possibile rientro di Evra al Manchester United. Nel caso, temo che la Juventus ci rimetterebbe dal punto di vista economico. Per ora è solo una voce. 

    La seconda: no, caro lettore non ci sto proprio a passare per uno capace di esaltarsi solo per le vittorie. Non glielo consento. Primo perché lei ha manipolato le mie parole. Secondo perché non è vero. Ho scritto che non reggo la tensione. Invecchiando non la reggo come un tempo. E allora quando vado allo Stadium esco sempre dieci minuti prima del fischio di chiusura. E davanti al televisore cambio canale anche se la Juve vince tre a zero e mancano cinque minuti alla fine. Come lei sa (o dovrebbe sapere) sono in buona compagnia: quella di Giampiero Boniperti. Vuole accusare anche “ l'uomo chiamato Juventus“ di essere un  tifoso che fa “pena“ e che tifa solo la “vittoria“?   

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